mercoledì 31 dicembre 2014

BUON ANNO



Mi auguro che nel 2015 israele (non come esistente in km, ma come entità) sprofondi nel nucleo della Terra e che quindi l'inferno torni da dove è venuto, all'inferno.
Mi auguro che tutti gli shebab collaborazionisti smettano di esserlo, smettano di fottere gli altri shebab e quindi la Resistenza.
Mi auguro di abbracciare tutti voi qui in Palestina.
Mi auguro che finisca l'occupazione nazista israeliana, che finisca l'occupazione dell'autorità palestinese, che finisca l'occupazione patriarcale, che finisca l'occupazione del mostro economico creato da israele/ANP, che finisca l'occupazione delle ONG.
Mi auguro che i 7000 prigionieri politici palestinesi camminino liberi in Palestina, per primi i bambini.

Voi capite che tutto ciò che mi sono augurata è IMPOSSIBILE perchè qui il cerchio è stato chiuso e hanno fatto il giro già due volte. Allora mi auguro che abbiate almeno la consapevolezza di questo, che non c'è più speranza. Pertanto vi auguro almeno questo:

"Per l'anno 2015 vi auguro di essere liberi o di liberare altri esseri viventi da qualsiasi occupazione, vi auguro anche di salvare la vita di un essere vivente che sia la vostra o di qualcuno che non conoscete. A chi non riuscirà a comprendere o a compiere nulla di ciò che ho augurato, gli auguro di non essere complice, collaborazionista, colpevole di crimini contro gli esseri viventi. A tutti gli altri che sono complici, collaborazionisti o colpevoli gli auguro di non incontrare mai il mio sguardo."


Allego come cartolina dall'inferno le foto di alcuni dei martiri del 2014, solo alcuni.

martedì 30 dicembre 2014

CARA SORELLINA,.....


Cara sorellina @simonetta zandiri , lo scrivo a te quest'articolo perchè so che capirai più di chiunque altro la notizia che sto per dare.
Questa mattina, mentre a Beta (Nablus) seppellivano Imam di 15 anni ucciso da proiettile israeliano al cuore, mentre G. andava a piangere davanti a quel corpicino sul quale io ho pianto ieri; io andavo con un amico ad Azzoun. Avevamo un incontro e delle idee per vedere se si riesce a fermare quest'arancia meccanica su quel villaggio, soprattutto a danno dei bambini.
Mentre stavamo parlando con Sindaco, ho chiesto se avevano notizie dei 17 rapiti di due giorni fa e soprattutto dei bambini che ci sono in questo gruppo. Due sono stati rilasciati, 4 sono a Megiddo, gli altri sono “sotto interrogatorio” degli israeliani.
Poi mi hanno detto ciò che Hassan, il nostro amico in comune non mi aveva detto forse perchè sapeva la mia reazione, nel gruppo dei rapiti e tutt'ora “sotto interrogatorio” c'è il piccolo Waleed. (http://www.samanthacomizzoli.blogspot.com/2014/09/waleed-il-bambino-che-sorride-per.html )
Sì, sorellina, il piccolo Waleed che avevamo incontrato per i gravi disturbi psichici per le torture ricevute dai soldati israeliani. Quel bambino che abbiamo guardato negli occhi e per il quale abbiamo pianto abbracciate quando abbiamo immaginato cosa fosse per un bambino correre con una bomba attaccata al collo e i soldati che ti deridono sperando che esploda.
Non ci sono più speranze e questo è l'unico pensiero che ho. Questi bambini, queste persone, sono morti che camminano. Anzi, martiri che camminano.

Tu, puoi capire cosa voglia dire per me, oggi, essere qui in Palestina a vivere come vivo, lottando con tutte le forze, affrontando ogni giorno come una “grazia”; tu puoi capire, oggi, come mi sento? Puoi capire che mentre gli altri continuavano a discutere su cosa fare per Azzoun, io mi ero disconnessa e caduta nel buio senza speranza?

domenica 28 dicembre 2014

L'ORRORE ISRAELIANO NEL VILLAGGIO PALESTINESE DI AZZOUN




Il villaggio di Azzoun si trova sulla strada prima di arrivare a Qalquilja ed è “controllato” da due torrette israeliane e due cancelli custoditi dai soldati. Chi segue i miei report ha già sentito parlare di Azzoun: è il villaggio di Younes (al quale i soldati hanno sparato alla schiena ed ora è paralizzato) e di Waleed, un bambino di 14 anni torturato e rapito dai soldati israeliani.
Ebbene, qualche giorno fa i vostri media italiani ne hanno parlato per un'aggressione che sarebbe avvenuta ad un'auto di coloni, il lancio di una molotov che ha provocato l'incendio dell'auto e il ferimento del guidatore e di suo figlio di 11 anni.
Ora vi racconto i fatti dal principio su questa vicenda. Il giorno 26 dicembre (il giorno prima dell'incendio dell'auto) fra Azzoun e il villaggio di Jaiuss, i soldati nazisti israeliani hanno installato un altro cancello d'ingresso controllato da loro. In pratica hanno chiuso il villaggio di Azzoun, poiché quella era l'ultima strada libera.
Il giorno 27 dicembre verso le ore 16,00 sulla strada principale (teatro dell'incidente) c'è stato un dispiegamento di soldati e jeeps e hanno creato diversi checkpoint volanti. Gli abitanti del villaggio di Azzoun si sono allarmati perchè hanno capito che stava per accadere qualcosa. Ovviamente in una circostanza del genere nessuno camminava vicino a quella strada, e men che meno per tirare una molotov. Dure ore dopo (verso le 18,00) c'è l'incendio dell'auto del colono che verrà trasmesso ai media per il lancio di una molotov.
La notte del 27 dicembre, a seguito della famigerata molotov, i soldati nazisti israeliani fanno irruzione nel villaggio di Azzoun e chiudono tutti e tre gli ingressi. Nessuno può entrare né uscire.
Entrano nella case con violenza, facendo saltare le porte e distruggono gli arredamenti. Rapiscono 15 persone, fra i quali dei bambini. ( Ashraf Ahmed Radwan, Amir Jawdat, Radwan, Gattaca shabita 16 anni, Walid Musa Abu Libdeh 14 anni, mghaoih Abdul Latif Rizwan 19 anni, Murat Hawk 20 anni, sweidan Rizwan Malik Al 20 anni, ALA Samir Salim, 22 anni, ikrima Mohamed dahbour 22 anni, Yusuf Zennaro Swedan 16 anni, Fahmi Nael 17 anni, Mohamed Ali 20 anni, Emad Mohamed Alami 30 anni.)
E' giovedì notte, seguono il venerdì e il sabato che sono giorni di festa e pertanto di “non lavoro” e pertanto di tutti questi rapiti non si hanno attualmente notizie.
Oggi è il 28 dicembre e i soldati israeliani sono tornati nel villaggio di Azzoun e hanno rapito altre due persone.
Il villaggio di Azzoun è teatro di molti rapimenti di bambini da parte di israele. Nel guinness dei primati c'è Gerusalemme, ma Azzoun la segue. Dovete anche sapere che il villaggio è nel mezzo di una volontà di ampliamento dell'insediamento illegale israeliano e confina con il nucleo di abitazioni palestinesi di Ismal Tabib. Tabib non è un campo profughi e non è nemmeno un villaggio pertanto nessuno se ne occupa perchè non figura in nessuna categoria. Questo piccolo nucleo di persone deve vedersela con israele che vuole cancellarli per costruire un ….......... parco giochi per bambini israeliani.
Ora, nessuno di noi era su quella strada per poter dire che la molotov non è stata tirata, ma pur volendo tenere in considerazione che abbiano tirato una molotov, scusate, ma questi palestinesi con tutti questi bambini rapiti, picchiati e torturati e con tutto il quadro che vi ho descritto...scusate, ma questi palestinesi come cazzo si devono difendere?
Nel villaggio di Azzoun ho raccolto un'importante testimonianza: un bambino che è stato picchiato e rapito da israele e detenuto per 16 mesi. Aveva 13 anni quando l'hanno rapito, ora ne ha 15. I suoi famigliari mi hanno raccontato che gli hanno anche spento le sigarette sulle labbra, i soldati. Lui a me non l'ha raccontato e non perchè c'era la telecamera, ma perchè davanti ad una donna, bionda ed internazionale questo piccolo palestinese ci teneva alla sua dignità.
Mi ha però raccontato tutto il resto, ho mascherato il viso del bambino perchè non voglio che lo rapiscono di nuovo. Guardate come hanno costruito fino all'impensabile la messa in scena per rapirlo. Vomitate pure per quello che hanno fatto a questo bambino, ma poi tornate a ragionare su tutta la vicenda di Azzoun e credo, capirete da voi la verità.

p.s.: i rapimenti e i raid nel villaggio sono in corso anche in questo momento.




venerdì 26 dicembre 2014

GIORNO ZERO: JEHAD E' STATO RILASCIATO


Il 10 agosto 2014 Jehad Alhindi è stato rapito dal villaggio di Tell, Nablus. Per rapire Jehad, i soldati israeliani hanno attaccato il villaggio di notte, tolto la corrente elettrica e sparato in tutto il villaggio che era difeso dagli shebab. Fra quegli shebab c'era anche Jehad. Gli spararono due proiettili nelle gambe (uno per gamba) e una rubber bullet in testa. Jehad riuscì a scappare e a raggiungere l'ospedale di Nablus, da dove poi mi ha telefonato. Nel frattempo nel villaggio di Tell i soldati nazisti israeliani tenevano in ostaggio la sua famiglia e dicevano alla madre: ” digli a tuo figlio di consegnarsi a noi perchè se lo prediamo noi te lo riportiamo morto”.
Dopo alcune ore, Jehad si consegnava ai soldati nazisti israeliani, con due ferite da proiettili alle gambe e la ferita da rubber bullet alla testa. Mi guardava e mi diceva “ma fisc muschela” (non c'è problema). Dopo 15 giorni c'è stata la prima udienza alla Corte di Salem, io ero fuori dal tribunale illegale militare israeliano. A quell'udienza sono cadute tutte le accuse che avrebbero fatto stare Jehad per 25 anni in prigione. Dopo una settimana ci fu la seconda udienza dove Jehad venne condannato a 5 mesi in mano ai nazisti e ad una sanzione di 2000 shekel perchè da una foto su facebook avevano dimostrato che lui era presente ad una manifestazione al checkpoint di Howwara, Nablus.
Quei 2000 shekel mi sono stati mandati spontaneamente da voi per la sua famiglia.
Dopo una primo periodo nella prigione di Megiddo, Jehad fu trasferito nella prigione del Nakab, lontano, molto lontano da casa sua.
Sua madre ha potuto vederlo una sola volta. Quella prigione non ha costruzioni in muratura, solo qualche carovana e tende. Da questo punto di vista è meglio di Megiddo, o almeno....così mi ha detto quando mi ha telefonato dalla prigione.
Gli chiesi al telefono se mangiava e se dormiva, mi ha risposto “dormo poco”..eh certo, perchè di notte i soldati se non fanno i raid tra i prigionieri, fanno torture psicologiche per non farti dormire. Mi ha detto che era dura resistere. Detto da uno come lui, mi ha spezzato il cuore che già israele mi aveva bruciato quando l'ha preso.
Jehad esce prima dalla prigione perchè la sanzione è stata pagata subito. Ora lo attendo a casa sua, con le gambe che mi tremano, la testa che non ragiona. Attendo Jehad che sta arrivando.
Pubblicherò ovviamente le immagini di libertà soprattutto per tutti coloro che hanno sostenuto Jehad.

domenica 21 dicembre 2014

TI AMO



Ti amo. Ti amo nel mio cuore, nel mio cervello e nella mia pelle.
Ti amo e voglio per te il massimo dalla vita, voglio per te la libertà.
La libertà di amarmi, di odiarmi, di amare altri/e, di mandarmi a fanculo. La libertà di scegliere.
Non sarai mai mio perchè chi ama non ama per sé, ama per chi gli sta difronte.
Non sarò mai tua perchè il mio amore non può e non deve essere per uno solo. Sarebbe limitato.
Non sarai mio nemmeno alla morte.
Dal mio cuore, dal mio cervello e dalla mia pelle sarai amato per sempre.

Dal mio cuore, dal mio cervello e dalla mia pelle sarai sempre libero. Anche alla morte.

Greta Ramelli e Vanessa Marzullo: 143 giorni



143 giorni dal rapimento di Greta e Vanessa in Siria. Ehi, come va lì tutto bene? State brindando? Arriva Natale e Capodanno? Avete deciso, donne, che vestito mettervi? Mi raccomando qualcosa di rosso per ricordare che siete di “sinistra” e che siete per i diritti umani e non scordatevi di pubblicare almeno una foto di un martire maschio, un'icona.. Che così siete buone.
Vomito.
Non vanno bene loro, vero? Non possono diventare icone della sinistra, perchè non sono uomini. Quando sono state rapite avete scritto di tutto: puttane, collaboratrici, incapaci, etc.etc.. Eh certo, sono donne... Quindi sono due puttane. Così come tutte le donne che vengono qui a farsi sparare addosso. E se capita che ti sparano o ti attaccano, ti attacchi..al tram perchè sei una donna. Se, invece, succede ad un uomo, è un eroe dei diritti umani. Magari quell'uomo lì che si è fatto sparare addosso è un deficiente o un collaborazionista, magari no, ma non viene proprio messo in discussione. Perchè un uomo è un eroe e una donna è un'incapace e una puttana.
Questo è il pensiero della sinistra “femminista” che ha costruito icone maschili lanciando i palloncini in aria con il nome di Vittorio Arrigoni finanziata dal Manifesto. Lo stesso che ha raccontato la balla sulla Libia e ha avvallato fosse comuni inesistenti per far uccidere Gheddafi. Il colonnello Gheddafi, quello che nella realtà ha costruito la condotta per portare l'acqua ai più poveri e che una settimana prima di essere ammazzato disse “che tutti i miei uomini vadano al confine, andiamo a liberare la Palestina”..e il Manifesto (nonostante il suo inviato sapesse la verità) gioiva per l'attacco a Gheddafi. Chi difende il Manifesto non difende i diritti umani, non è proprio conciliabile la posizione.
Ri – vomito.
E ora lo dico a te Paolo Barnard, pubblicamente. Un po' di tempo fa hai scritto un articolo parlando di me e dicendo che alla mia morte meriterei una tomba vicino a Rosa Luxemburg. No, no, no... io sono una donna, non possono fare un'icona di me, né alla morte né in vita.
Quindi, guarda, vicino al checkpoint di Howwara, su un lato della strada c'è una tomba. E' lì, in mezzo alle sterpaglie, dove decine di volte i soldati nazisti israeliani ci hanno sparato addosso e dove ci sono stati centinaia di martiri. Ecco, quella tomba è senza nome. E' lì dalla Nakba e non si sa di chi è. Non sapevano chi fosse quel palestinese morto. Così la tomba non ha nessun nome, nessuna scritta, nessun fiore. Quando accadrà, voglio essere seppellita lì. A fianco di quella tomba senza nome, davanti al checkpoint di Howwara. Perchè la mia morte e la mia vita non saranno utili alla “gente”, ma almeno romperò i coglioni anche da morta.
Ora andante in “pace” a comperarvi qualcosa di rosso per le feste donne, che Greta e Vanessa vi sputino in faccia un giorno. Me lo auguro.





sabato 20 dicembre 2014

SOLO IN PALESTINA (momenti)



Ho avuto dei “momenti” che si possono vivere solo in Palestina e visto che il domani è sempre incerto, li voglio scrivere anche se per molti saranno privi di importanza e di nessuna notizia.



  • Checkpoint di Beit Furik nel pieno degli scontri fra soldati nazisti israeliani e shebab. Nonostante fossimo arrivati al checkpoint e avessero sparato solo gas e rubber bullet; di colpo piazzano due cecchini sulla collina e iniziano a sparare alle gambe degli shebab. Indietreggiamo sulla strada principale e i soldati ovviamente vengono avanti sparando gas. Sulla nostra destra c'è tutto il gruppo della stampa che viene anch'esso attaccato dai soldati. Non si vede più nulla, c'è solo gas. In mezzo alla nebbia del gas appare un palestinese, con un vassoio d'argento e nel vassoio ha tanti bicchieri di succo di frutta. “Faddale, 1 shekel”......”favorite, 1 shekel”.
  • Dobbiamo arrivare in un villaggio per il venerdì di manifestazione, ma non ci sono i service. Ne prendiamo uno che percorre la strada principale, scendiamo a metà strada e da lì prendiamo un taxi. Questo era il “piano”, ma una volta scese dal service, non arriva nessun taxi. Quindi siamo sul bordo della strada, dove passano poche auto palestinesi, diverse auto dei coloni israeliani e anche i soldati. Arriviamo camminando al bivio con il villaggio. Ci sentiamo chiamare dagli abitanti della casa lì vicino. Si presentano e ci dicono “vi conosciamo, voi avete presidiato la casa di un mio fratello che israele voleva demolire, grazie”. Ci invitano ad entrare in casa, ma gli spieghiamo che dobbiamo trovare un taxi. Allora scatta quell'ospitalità palestinese che puoi trovare solo qui: portano il tavolo, le sedie e il tè sul bordo della strada e ci piazzano lì tutto, con noi sedute, mentre aspettiamo che passi un taxi. Che persone eccezionali. La sera stessa quelle persone sono andate dal fratello, hanno litigato e l'hanno accoltellato.
  • Vado a far visita ad un uomo malato. Suo figlio (un bambino) è stato preso dai nazisti e da più di un anno è nelle loro mani. L'uomo è a letto, non riesce più a muoversi e fatica a restare sveglio. E' ridotto così perchè prima di fargli una diagnosi, lo hanno riempito di farmaci senza sapere che cosa avesse. Poi hanno capito che dovevano fargli una lastra e trovargli 4 calcoli che aveva nel fegato. E' stato operato, quindi, in ritardo e i farmaci sbagliati stanno facendo danni. Non riesce nemmeno ad alzare il bicchiere per bere il tè. Ma, mi ha detto questo: “quando sono uscito dalla sala operatoria, dopo molte ore, mi sono svegliato dall'anestesia. Ho avuto solo un attimo di energie e in quell'attimo ho visto la faccia del medico. Gli ho messo la mano al collo e gli ho detto Abu Mazen non è una brava persona”.
  • Ci prendiamo un giorno di riposo e decidiamo di andare a Tulkarem, in piscina. Scese dal service, cerchiamo un taxi. Ci si avvicina un ragazzino che dimostra 13 anni e ci invita nel suo taxi. Io, inizio a ridere e gli chiedo dov'è il taxista vero, forse il padre. Ma lui mi fa vedere la sua patente, ha 23 anni. Ci porta in piscina, ma manco il tempo di scendere e arriva la security per dirci che quel giorno è solo per gli shebab. Cazzo, e adesso? Il mini-taxista vuole tentare in un'altra piscina. Tentiamo, e poi tentiamo anche in un'altra. Niente da fare. Abbiamo beccato proprio l'unico giorno per gli shebab. Siamo tristi come due lattughe appassite. Allora il mini-taxista ci dice che vuole portarci a mangiare il kanafel (dolce palestinese). Gli diciamo di no, oltretutto veniamo da Nablus dove nasce il kanafel e ci esce dalle orecchie. Lui mette in moto e dopo alcuni giri si ferma: siamo davanti al ristorante del kanafel. Siamo entrate e l'abbiamo mangiato, tutto pagato da lui, anche la corsa. Siamo diventati amici.
  • Siamo ad una protesta in cima ad una collina, un luogo impervio che può diventare pericoloso se i soldati passano all'azione. E così fu. Gli shebab riescono a rubargli la bandiera israeliana che avevano piantato su quella collina rubata ai palestinesi, e gli danno fuoco davanti alle telecamere. I soldati nazisti israeliani rispondono sparando e siccome è anche un gruppo particolarmente idiota, sparano alla cazzo. Insomma, una mezz'ora in mezzo ai gas e alle sound bombs con l'impossibilità di correre giù dalla collina. Quando sei nelle proteste capisci da te quand'è il momento di dire “è finita”. Così gli shebab hanno iniziato ad andarsene e noi li abbiamo seguiti. La strada però è sotto presidio da due jeeps israeliane e per lasciare il luogo devi passare in mezzo alle due jeeps, correndo il rischio di essere presi dai soldati. Passiamo camminando decise, con le chiappe strette e il cuore in gola. E' andata, siamo passate. Ed in quel momento..ci siamo trovate davanti a ciò che può accadere solo in Palestina: un camioncino che vendeva i gelati. Il gelato faceva schifo, altamente chimico, ma l'abbiamo comperato ugualmente e ci siamo piegate dalle risate. Solo che è stata una distrazione, perchè abbiamo perso il service. Non c'è problema, siamo in Palestina. Il gelataio ci carica nel retro del camioncino, in mezzo ai due frigor, sedute per terra. E parte. E va.... Dopo un'ora di strada ci è venuto il dubbio “scusa, ma dove stai andando?”. Era andato da tutt'altra parte. “ok, fermati, scendiamo qui, grazie”.
  • La prima volta che ho visto xxxxx è stato all'attacco del checkpoint di Tulkarem . Lui aveva un martello gigante in mano e abbatteva il muro dell'apartheid. La seconda volta che ci siamo visti era per il funerale di un martire, ad Howwara. La terza volta che ci siamo visti è stato nel suo villaggio, per fare un report del raid dei soldati israeliani la notte prima; avevano rapito 5 palestinesi. La quarta volta che ci siamo visti era per attaccare il checkpoint di Howwara. Poi gli ho detto “ascolta, ma non ci possiamo vedere almeno una volta per bere un caffè?”
  • Vado a prenotare la torta di compleanno nel negozio che c'è in piazza. Inizio a spiegare al tipo cosa voglio, nel frattempo un altro tizio arriva e appoggia una torta “spongebob gigante” sul bancone. Noi continuiamo a parlare per far capire la scritta sulla mia torta il tizio è molto preso dal nostro discorso e appoggia la sua mano sinistra proprio su spongebob torta. “oh nooooo”, alza la mano che è diventata gialla con l'occhio azzurro di spongebob. Scompare nel retro del negozio (ovviamente a lavarsi), lo sostituisce l'altro tizio che prima però chiude spongebob nella scatola.... e noi “no, ma scusa, gli manca l'occhio, non la sistemi?” risposta.. “no, no, ma fisc muschela”.
  • Sono le 4 di notte a Nablus, mi telefonano gli shebab “Samantha ci sono i soldati israeliani, se vuoi venire ci troviamo in piazza fra 10 minuti”. Ok, andiamo, senza lavarci nemmeno la faccia, al buio arriviamo in piazza. Arrivano tre shebab con una fiat 127 e scendono. “Andiamo?” gli dico. Ma uno di loro lentamente tira fuori un coltello gigante. Cazzo. Scende dalla fiat 127 il secondo. Ha un'anguria in mano. Appoggiano l'anguria su un piedistallo nella piazza e la tagliano. Dividono le fette con noi. Sinceramente non ci scendeva giù in gola, ma pazienza. Finiamo di mangiare e ci dicono “ok, ora andiamo”. E' seguita un'ora di scontri con i soldati nazisti israeliani.
  • Ogni tanto su qualche foto che ci fanno durante le proteste, ci scriviamo qualcosa di idiota. Per ridere. Questa foto ci è stata scattata ad Ofer in un momento di pausa sigaretta. Ho iniziato a mettere le scritte e quando ho messo il titolo "cigaret time.....", solo in quel momento, mi sono resa conto che c'era un cecchino israeliano.

  • Ci siamo passati tutti ad aspettare una telefonata che non arriva, guardi l'ora, controlli che il telefono funzioni....e aspetti. Ho aspettato per un bel po' una telefonata che doveva arrivare, da una prigione. E' l'unica cosa che puoi avere quando uno è in prigione ed quasi vicina al miracolo. Ho aspettato, mi sono preparata per scritto le frasi tradotte da dire e le domande da fare. E ho aspettato. Quattro giorni fa esco di casa, è mattina, guardo il telefono per controllare se sono in ritardo e....vedo una telefonata persa. Aveva chiamato, il giorno prima. Non avevo sentito il telefono.

Per tutti questi brevi racconti non c'è la parola “fine”.

TURMUS AYYA

mercoledì 17 dicembre 2014

SIGARETTA O M 16?



Io fumo. In Palestina ci sono zone dove si produce il tabacco, come Tura. Un anno fa avevo filmato la disperazione degli abitanti di Tura ai quali israele aveva confiscato i terreni delle piantagioni di tabacco costruendo il muro “per difesa”. video: https://www.youtube.com/watch?v=75coHzKzCn8
Ho provato diverse volte il tabacco che viene venduto sfuso nel suk di Nablus, per me è infumabile. Così, comperavo le Victory, sigarette di produzione locale. Un anno fa costavano 11 shekel, all'inizio di quest'anno erano arrivate a 17 shekel. Poi, all'improvviso sono scomparse. I produttori delle Victory si erano rifiutati di continuare a vendere le sigarette difronte alla richiesta dell'ANP di venderle a 22 shekel (come le sigarette global). Ora facciamo un ragionamento: 11 shekel è il prezzo del pacchetto sul quale ci guadagnavano i coltivatori, i produttori e i distributori. Se l'ANP voleva portare il prezzo a 22 shekel è chiaro che gli 11 shekel in eccesso erano per l'ANP, cioè tasse.
Quest'anno ho ripreso a farmele le sigarette comprando filtri, cartine e ….tabacco. Il tabacco locale è sempre infumabile quindi compro o “american spirit” o “camel”. E' un compromesso, lo so, ma anche il computer dal quale sto scrivendo è un compromesso; inoltre non bevo, non trombo, viviamo in questo modo...almeno lasciateci fumare per sfogo.
Due giorni fa vado al negozio per comperare la solita dose e faccio la scoperta....: non c'è più tabacco, non si può più vendere in Palestina. L'ANP confisca il tabacco estero dai negozi e può anche arrestare il venditore. Il tabacco global ora lo trovi solo aldilà del muro (io non lo chiamo israele, per me non esiste). Attenzione, questo non è per incentivare il consumo del tabacco locale (i terreni sono confiscati), ma è per ottenere il pagamento delle tasse sul tabacco che si vende. E qui penserete “ beh, le tasse allo Stato si devono pagare”..Scusate, ma quale Stato? La Palestina non è uno Stato. La Palestina non esiste per il mondo intero ed in realtà è una terra che è stata occupata militarmente dagli israeliani. Però esiste per pagare le tasse. Grazie Corte Europea per averla riconosciuta, i palestinesi senza lavoro, senza libertà, senza cari perchè ammazzati, senza soldi; saranno sicuramente grati del riconoscimento, ora possono pagare le tasse.

Tornando al titolo, in Palestina è più facile far entrare le armi che il tabacco perchè tutto questo non ha nulla a che fare con la sicurezza. E' il terzo mostro ragazzi, quello indistruttibile creato dai primi due mostri (israele e l'ANP). E' il mostro economico nato dagli accordi di Oslo. L'ingegnere degli accordi, lato palestinese, era Mahmuod Abbas. 2 + 2 = 4.

lunedì 15 dicembre 2014

ISRAELE GODE A TORTURARE I BAMBINI



Ve lo ricordate Waleed? Avevo parlato di lui qui, in questo racconto allucinante di torture:http://www.samanthacomizzoli.blogspot.com/2014/09/waleed-il-bambino-che-sorride-per.html
Ho saputo che ieri è andato assieme a due suoi amici a raccogliere le foglie che qui vengono cucinate, come l'altra volta quando è stato preso e torturato dai soldati nazisti israeliani mettendogli una bomba al collo. Ecco..indovinate un po'.... Erano lì tutti e tre chini a raccogliere le foglie e gli sono saltati sopra da dietro i soldati israeliani. Waleed è riuscito a scappare, i suoi due amici no. Sono stati percossi e rapiti. Solo dopo 3 ore di pressioni, da parte di persone del villaggio per il loro rilascio, sono tornati dalle loro famiglie. Immaginate cos'hanno negli occhi e nella mente questi bambini, rapiti anche solo per poche ore dai nazisti.
Oggi sono anche venuta a conoscenza di un'altra storia, di un altro bambino che, purtroppo, ha avuto una prigionia molto più lunga. E' stato rapito da israele quando aveva 13 anni, l'hanno rilasciato qualche giorno fa, dopo 3 anni di detenzione. Ora ha 16 anni. Sono stati 3 anni di torture tremende. Andrò a fargli visita, non ora, perchè ora non è il momento. Deve capire come ricominciare a vivere, come riuscire a parlare di ciò che gli è successo e la sua famiglia dovrà rendersi conto che non ha più un bambino di 13 anni......

E' tutto orribile, davvero orribile anche solo ascoltare e vedere queste vite. israele è un mostro a 3 teste, di quelli che non potete nemmeno immaginare.

venerdì 12 dicembre 2014

UNA GIORNATA COME TANTE IN PALESTINA



E' venerdì, vogliamo andare a Qaryout (Nablus) per piantare due ulivi. Ho spiegato agli shebab che questa mattina sono stata informata che una donna in Italia, che ha lottato per i diritti umani in Palestina, è deceduta. Uno dei due ulivi sarà per lei, sarà piantato qui in Palestina con il suo nome. Quel terreno a Qaryout è stato preso dagli israeliani, lì ci sono gli ulivi dei Palestinesi e c'è terra, tanta terra. Arriviamo marciando sulla strada, ma troviamo i soldati che ci aspettano, anzi, oggi ci sono anche 3 giovani soldatesse naziste israeliane. Ci sparano subito i lacrimogeni, arretriamo per riuscire a respirare e i paramedici iniziano da subito a soccorrere i soffocati. Ritorniamo sulla strada e piantiamo vicino ad essa i due ulivi. Qualche minuto per stare seduti davanti a loro, con la bandera palestinese. Una soldatessa ci urla “andate via”, io gli rispondo “andate via voi”..sua risposta: “vuoi uno di questi?” alzando il fucile spara lacrimogeni...
Nel frattempo un po' di shebab si sono incazzati e sono andati sulla collina a tirare i sassi ad un altro gruppo di soldati che ci teneva sotto mira dall'alto.
Ci stiamo allontanando, ma loro iniziano a sparare sul gruppo, mentre è di spalle. Sparano sulla strada e sparano sulla collina.
Arrivano i primi soffocati gravi, arriva un ragazzo ferito da proiettili veri ad una gamba.
Poi, lo scenario precipita: dalla collina gli shebab urlano “martire”.
Corriamo vicino all'ambulanza perchè è lì che stanno arrivando di corsa. Ho la telecamera accesa e la barella portata dagli shebab si avvicina.... poi vedo quella testa che quasi pende, le braccia che pendono, una gamba giù dalla barella, ma poi vedo il viso...la lingua fuori e la bava sulla bocca e lo sguardo immobile...di un mio amico. In un secondo non capisco più nulla, solo corro dietro alla barella continuando a dire il suo nome, non mi scendono nemmeno le lacrime. Non era riucito a scendere dalla collina quando avevano sparato una marea di gas... Lo appoggiano davanti all'ambulanza e iniziano a praticargli il massaggio cardiaco. Lo caricano in ambulanza e gli danno l'ossigeno. Noi lì fuori ci guardiamo, abbiamo tutti la stessa faccia, gli stessi occhi, lo stesso pensiero. Dopo 10 minuti si apre la porta dell'ambulanza e il paramedico dice “è rinvenuto”.
Continuano ad arrivare feriti, da proiettili e da rubber bullet. Uno dei paramedici che ha soccorso il mio amico, viene portato all'ospedale di Salfit, ha un soffocamento grave.
Ho riacceso la telecamera per documentare quello che accade, ma lo sapete? Non è spettacolo, è vita che se ne va.


Per motivi di sicurezza ho tagliato nel video le facce dei feriti, sennò oltre ad essere feriti domani vengono anche rapiti da israele.

giovedì 11 dicembre 2014

CAMPAGNA GLOBALE PER I PRIGIONIERI POLITICI



12 dicembre, parte la campagna globale per i prigionieri politici. In molti Paesi ci saranno iniziative e manifestazioni a sostegno dei prigionieri politici palestinesi. Non so se in Italia ci sia qualcosa, ma ognuno nel sul piccolo anche da solo può fare la differenza.
Il 12 dicembre in Palestina è anche venerdì, giornata di manifestazioni più del solito. Ci sarò con il pensiero e il cuore nelle prigioni naziste israeliane che detengono 7000 persone fra le quali 350 bambini. Tutti RAPITI da israele. E ci sarò nelle prigioni palestinesi con il cuore e il pensiero per tutti quei rapiti perchè ritenuti pericolosi politicamente, pertanto prigionieri politici.

Il mio cuore e il mio pensiero vanno a Jehad Hindi del villaggio di Tel, Nablus.
Il mio cuore e il mio pensiero vanno al Dott. Jousef di Nablus, rapito da israele perchè troppo intelligente e in detenzione amministrativa.
Il mio cuore e il mio pensiero vanno a Ghassan Najjar del villaggio di Burin, Nablus. Rapito da israele perchè ha difeso i bambini della scuola che erano attaccati dai soldati.
Il mio cuore e il mio pensiero alla famiglia Issawy per i loro figli rapiti da israele più volte, compresa la figlia avvocato Shireen perchè difende i diritti umani.
Il mio pensiero e il mio cuore vanno ai 5 bambini di Hares, rapiti un anno fa da israele e ancora sotto processo per i quali ci sarà presto la sentenza.
 Uno di loro ha fatto questo rosario in cella con i nocciolini delle olive. Non conosco gli altri bambini rapiti, ma voi capite quanta disperazione c'è? 


Non giratevi altrove, siamo tutti responsabili.
Per te Jehad e per tutti gli altri prigionieri politici palestinesi: https://www.youtube.com/watch?v=P-m6bj61JQI

lunedì 8 dicembre 2014

UN MARTIRE NEL SILENZIO E IL CAZZO DI STATO DELLA PALESTINA


Ieri a Ramallah in piazza Arafat hanno acceso un mega gigantesco albero di natale con tanto di babbi stile USA dal vivo.
E' il natale capitalista che è arrivato anche qui in Palestina, l'unica terra al mondo sotto occupazione militare nazista. Quindi c'è l'albero di natale, ma c'è il muro dell'apartheid con i checkpoint con 7000 prigionieri politici dei quali 350 bambini, etc. etc..
Ma, come ho scritto più volte, ci sono anche gli altri due mostri oltre a quello israeliano. C'è il mostro dell'autorità nazionale palestinese e dell'occupazione economica (questo è il terzo mostro creato dai primi due mostri).
Sapete perchè calco la mano davanti all'albero di natale in piazza Arafat a Ramallah? Ve lo spiego subito..è quel bambino qui nella foto che mi fa staccare la pelle dal corpo. Questo bambino qui è morto 4 giorni fa a 10 mt da quell'albero. Aveva 13 anni ed è morto da infarto per congelamento perchè lavorava di notte in piazza Al Manara a Ramallah per mantenere la sua famiglia con un guadagno di 1000 shekel ogni 3 mesi.
Queste cose in Palestina fino a poco tempo fa non accadevano. Qui non si muore di povertà perchè c'è sempre stata un'umanità profonda e una solidarietà fra i palestinesi che non facesse mancare nulla a nessuno, nemmeno al più povero.
Tutto questo viene ora modificato, per volontà, da un divario che si sta creando appositamente. Ci stiamo trovando in pochissimo tempo davanti ad un gruppo di famiglie palestinesi ricche e con potere e ad un grande gruppo di palestinesi che vivono nei campi profughi o che stanno vivendo come nei campi profughi. Quest'ultimi sono coloro che vengono perseguitati da israele, ma anche dalla polizia palestinese.
Ed è qui che si va via via delineando cosa sarà “lo stato di Palestina”: un ghetto per palestinesi ricchi che hanno collaborato con israele. Per tutti gli altri, invece, che non avranno più nulla, tanto meno ciò che è stato loro, ci sarà solo una soluzione: andarsene.
Quindi, quando Mahmuod Abbas vuole il 22% della Palestina storica...ebbè, è onesto, perchè è questo quello che gli serve. Non gli servono i palestinesi di Balata, di Askar, di Shuf'at, di Aida. Non gli servono perchè economicamente non valgono nulla ed in più, sono poveri, ed è dai poveri che nasce la rivoluzione/resistenza.
Ho appena letto su facebook che si chiede al Belgio di riconoscere lo Stato di Palestina, dopo Svezia, Spagna, etc. etc.. Glielo state chiedendo con il mignolo alzato ai PAESI CAPITALISTI abitati dai bianchi di riconoscere quella pietraia che è la Palestina?
Per quanto io sia ovviamente contraria a questa strada pro-sionista, sono comunque più benevola che la Bolivia abbia riconosciuto la Palestina, forse ci vivono anche più persone del Belgio.... il “Belgio”, quello che ha massacrato le persone nel Congo e gli chiedete di riconoscere la Palestina.....
L'unica valenza che potrebbe avere un riconoscimento della Palestina (e non dello stato di Palestina) è in questi termini: “scusate, ci siamo sbagliati 70 anni fa, lì c'era la Palestina e israele non esiste e tutto quello che hanno fatto fino ad oggi sono crimini di terroristi, devono pagare ed andarsene immediatamente”.
Ma voi non ce l'avete questa onestà, voi siete capaci di supportare un mostro che occupa la Palestina attraverso l'ufficialità dell'Autorità, che fa le veci di israele e che uccide un bambino di 13 anni nel vostro silenzio.
Porterò un fiore a quell'albero a Ramallah in piazza Arafat, è per il martire di 13 anni.
Oggi ho fatto visita ad un mio amico palestinese Mustafà. Ha 23 anni e fa il taxista. Lavora 10 ore al giorno per 2,50 euro all'ora 6 giorni su 7. Ogni tanto si addormenta mentre guida e ogni tanto, spesso di notte non può dormire perchè arrivano i soldati.
Questo articolo lo dedico a lui, a lui che resiste, anche (ai miei occhi) alla vostra ipocrisia.



venerdì 5 dicembre 2014

Salem, la terra rubata



E' una bella giornata di sole e i contadini approfittano per lavorare la terra. Andiamo a Salem, Nablus, dove la terra è stata rubata da israele. Oggi vorrebbero lavorare quella terra e pregare sul posto. Arrivare su quella collina non è facile, perchè gli israeliani si sono presi anche la strada. Quindi dobbiamo correre su quella salita, a fatica per quanto mi riguarda, ma ci arriviamo senza incontrarli. Il posto è bellissimo e ci sono già le famiglie che stanno lavorando, con i bambini, le pecore e i cani. Nell'aria c'è proprio odore di “terra”. Dopo circa un'ora sulla collina difronte a noi arriva una macchina di coloni. Sono in 3 e sono armati. In simultanea arriva da noi una jeep di soldati. Intano alle nostre spalle tutti hanno iniziato a pregare. Io videoregistro l'arrivo della jeep e poi mi siedo su un sasso e faccio quattro chiacchere con un paramedico. Ma uno dei soldati arriva da noi due. Chiede al paramedico cosa fa lì, e lui gli risponde che fa “primo soccorso” e gli chiedono i documenti. Io giro le spalle e inizio a camminare lentamente per allontanarmi, ma il soldato mi urla in ebraico “dammi il tuo passaporto”. Gli rispondo che non ce l'ho, l'ho dimenticato in hotel, mi rigiro e continuo a camminare mentre sorrido. Lui continua ad urlarmi in ebraico, ma sinceramente, io non lo capisco, non so nemmeno se stia urlando a me. Poi arriva il paramedico e mi dice che gli hanno detto di dirmi che arriveranno altri soldati e verrò arrestata perchè non ho il passaporto. Mi metto a ridere primo perchè i soldati non possono arrestare, possono solo detenere per due ore, secondo perchè so già che non rischiano di fare un lavorone simile in un momento dove non ci sono scontri né problemi. Quindi, come al solito, lavorano sul terrore...essendo terroristi. Dopo circa mezz'ora arriva un altra jeep di soldati e la border police, c'è anche una donna; il che rende tutto un po' più a rischio.
La preghiera è finita e i soldati parlano con il consiglio del villaggio e gli dicono che abbiamo tempo 10 minuti per andarcene tutti. Quelli del villaggio gli fanno presente che i contadini devono lavorare la terra..ma loro rispondono “questa terra è per noi israeliani, dovete andarvene”. Molti del villaggio iniziano ad allontanarsi con i bambini, restiamo in pochi. Davanti a noi arrivano due stronzi di coloni israeliani (e quando dico stronzi capirete il perchè) con le moto. Vengono fino giù nella valle e uno dei due si ferma. Ma tò, ma guarda...ha una telecamera sul casco..... Ripartono con le moto passando sulla terra appena arata e seminata.....

Arriva il momento in cui dobbiamo andare via anche noi. Gli shebab mi circondano perchè i soldati sono sulla strada e dobbiamo passare in mezzo a loro per andar via. Passiamo, la sensazione che ho provato in quel momento non ve la so descrivere, ma anche ora mentre scrivo, mi torna il sorriso sulla faccia...come quando camminavo a testa alta, circondata dagli shebab, in mezzo ai soldati nazisti.

lunedì 1 dicembre 2014

IL POTERE DEL MOSTRO



Quando dico che il soldato che ti spara difronte è l'ultima ruota del carro.......... Mesi fa, quando Jehad è stato rapito dai soldati nazisti israeliani, alcuni di voi si sono offerti (senza che io lo chiedessi) di aiutare la sua famiglia a pagare il riscatto di duemila shekel. E per questo vi ringrazio e la famiglia di Jehad vi ha già ringraziati. Dopo, ho lanciato un appello per Younes, un ragazzo di 17 anni ridotto sulla sedia a rotelle perchè durante una manifestazione in solidarietà per Gaza, i soldati nazisti israeliani gli hanno sparato alla spina dorsale, paralizzandolo. Essendo una famiglia molto, molto povera, in una situazione così aveva bisogno di tutto. Al primo appello rispose l'Avv. Luca Bauccio donando a Younes la possibilità di avere internet in casa; al secondo appello risposero altri italiani che con le loro donazioni hanno aiutato un po' Younes per altri piccoli bisogni.
In privato, ultimamente, abbiamo aiutato un altra persona in grave difficoltà. Ho portato io personalmente i vostri soldi nella banca e …..guarda caso la banca ha chiamato questa persona chiedendo informazioni su di me.
Qui in Palestina i poteri non sono separati, tutto è collegato, illegalmente. Ed ecco cosa succede: 5 giorni dopo quest'ultimo fatto non riesco più a prelevare i soldi dal mio conto.
Per la mia banca è tutto ok, per la banca della cassa bancomat è tutto ok, la mia carta non può smagnetizzarsi perchè è con microchip; ma io non posso prelevare.
Vado in una banca palestinese e chiedo di aprire un conto corrente, ma mi viene negato perchè devono avere l'autorizzazione dell'Autorità Nazionale Palestinese e di israele.
Se pensate ad un disguido tecnico di carta di credito di un italiano in vacanza, non è così. L'Autorità Nazionale Palestinese deve avere il pieno controllo delle donazioni che arrivano ai palestinesi e forse il mio modo di aiutare i palestinesi non è andato giù a qualcuno, forse; ma sicuramente vogliono averne il controllo.
Così, ora mi trovo che non posso nemmeno prendere i miei soldi dal mio conto, per me, per pagarmi l'affitto o il cibo.
Sicuramente vogliono togliermi la possibilità di aiutare i singoli e molto probabilmente il mio lavoro non è gradito dal mostro. Benissimo, per quanto mi riguarda questo mi da forza, potete mettervelo nel culo il bancomat. Il potere non è il denaro, il potere è nella capacità di una persona di riuscire a fottervi attraverso l'amore che le persone hanno per questa persona.


Al momento il conto corrente di SHOOT non è più buono e l'unico modo per farmi arrivare le donazioni è Western Union, dopo, con calma, vedrò.....

venerdì 28 novembre 2014

HO CONOSCIUTO HILAL



Ho incontrato tanti ex prigionieri politici e vittime del nazismo di israele qui in Palestina. Il 98% di loro non si fa filmare, né fotografare né registrare la voce. Posso scriverne, ma niente più. Hilal fa parte di questa percentuale e l'ho incontrato un mese fa, vicino a Nablus. Perchè ne scrivo oggi? Ma, perchè personalmente oggi questa storia mi riguarda.
Hilal è uno shebab di 20 anni e quando israele attacca il suo villaggio, lui esce con gli altri shebab e tira le pietre ai soldati per difenderlo/si.
E' notte quando i soldati nazisti israeliani circondano la casa di Hilal ed entrano dalla porta principale. Entrano una quindicina di soldati con i cani e chiedono i nomi dei maschi della famiglia. Prendono Hilal e altri due fratelli e li portano in prigione con l'accusa di tirare le pietre.
Hilal inizia il suo periodo di prigionia nazista in cella con il fratello (l'altro viene mandato in un'altra prigione). Hilal legge molto e continua a leggere in prigione. Non viene torturato né picchiato. Passato il primo mese Hilal smette di leggere, smette di parlare, smette di usufruire dell'ora d'aria, smette di alzarsi dal letto. Rifiuta tutti, anche il fratello.
Sto prendendo appunti mentre racconta la sua storia, perchè sebbene non avrò immagini per il film che riguarda l'occupazione mentale, il danno psicologico che il mostro fa; sicuramente mi aiuterà a capire di più.
Hilal inizia a dirmi quali sono i sintomi che hanno portato ad avere un aiuto psichiatrico prima e psicologico dopo.
Mi dice che continua a dormire, che non ha fame, che non gli interessa vedere la tv o leggere, che non riesce a concentrarsi, che va due o tre volte a Nablus e poi torna senza motivo e quando è a Nablus non sa perchè è venuto qui. E in quel momento, non riesco più a prendere appunti e inizio a guardarlo meglio. Hilal ha un buco sulla fronte perchè gli hanno sparato in testa, ha dei bellissimi occhi, profondi. E in quel momento è come se mi guardassi allo specchio, non per l'esperienza di Hilal, ma per come si sente. Hilal è “steso” dalla realtà. Capire la verità, conoscerla l'ha distrutto. Gli chiedo se ha paura dei soldati e mi dice “no, perchè dovrei avere paura di loro?”. Eh certo..perchè i soldati sono la meno peggio, è capire la verità la cosa peggiore. Perchè capisci che non hai più punti saldi, non ci sono più basi, niente sul quale costruire qualcosa anche una flebile speranza. Allora capisci che puoi anche andare a tirare le pietre ai soldati per cagare la rabbia, ma servirà solo a te e nient'altro. Hilal rifiuta gli altri shebab ora, quelli con i quali è cresciuto. Mi dice che sì, li vede, sta con loro a fumare l'hashisha, ma tanto sa che non lo capiscono.
Riesco solo a dire ad Hilal che lui è un eroe per me, che è un “giusto” e che ha capito che il resto del mondo è sbagliato. Ma ciò non cambia una virgola, perchè il mondo continua ad essere quello che è, e tu che hai capito cos'è sei steso, paralizzato dalla verità.

Io oggi, devo uscire con la videocamera per filmare un paio di eventi. Non ho voglia di farlo, così come non ho più voglia di fare altre cose nella vita. Ieri, ho avuto l'ennesima visione di verità nascosta che mi ha stesa. Sono paralizzata ed è inutile che scriva cos'ho visto/capito perchè ne pagherei solo io e nessuno capirebbe. Forse oggi quando sarò fuori con la video camera non saprò dove mi trovo e il perchè. Spero di incontrare Hilal.

mercoledì 26 novembre 2014

MARTIRI: NOUR



Nour sta rientrando dal lavoro nei territori del '48 assieme al fratello e al cugino. Camminano, dopo aver passato il checkpoint di Barta a Jenin, sul bordo della strada. E' buio e un autobus israeliano li investe. Quasi tutti i media pubblicano la notizia avvalendosi delle testimonianze sul posto e parlano di investimento volontario.
Nour viene portato via dal luogo in elicottero, è grave. Un'ora dopo viene pubblicata la notizia del decesso di Nour. Ha 21 anni ed è di Nablus.
Questa mattina in tutte le moschee di Nablus hanno fatto l'avviso per il funerale che si sarebbe tenuto alle 10,30 dall'ospedale di Rafhidia e poi a piedi dalla piazza di Nablus alla moschea e al cimitero.
Siamo arrivate sul posto e ho notato che non c'era la stampa. Un amico giornalista mi dice che hanno appena divulgato che è stato un incidente e l'autista del bus è palestinese e non colono israeliano. Sapete..i lavoratori del '48....sono palestinesi che ottengono un permesso temporaneo per andare a lavorare nelle zone del '48. Escono di casa tutti i giorni alle 4,00 del mattino e rientrano la sera, ma solo alcuni di loro, altri per la paura di non poter rientrare il giorno dopo, non tornano a casa e dormono arrangiandosi. E' un altra faccia del mostro nazista israeliano....

Mi pare strana la storia e rimaniamo per documentare il funerale. Io non so se sia vero che l'autista è palestinese, ma so cos'ho visto. Ho visto il funerale di un martire di 21 anni. Ho visto gli occhi dei suoi amici e parenti. Ho visto e sentito i cori che si fanno per i martiri. Ho visto un gran dispiegamento di autorità palestinesi che non avevo mai visto ad un funerale prima d'ora. Quindi rimango con i dubbi sulle notizie divulgate e con una sola certezza: oggi ho visto seppellire un martire e mentre riprendevo per l'ennesima volta un giovane viso di shebab non riuscivo a non soffrire.

domenica 23 novembre 2014

PIU' MURO PER TUTTI



Ieri uno shebab del campo profughi  di Nablus è tornato a casa dall'interrogatorio della polizia palestinese massacrato di botte. La novità è che a differenza di tutti i suoi compagni precedenti, lui si è fatto fotografare e ha denunciato pubblicamente. Grande coraggio, qui nessun palestinese dice cosa accade nelle prigioni palestinesi, non si sa nemmeno quanti prigionieri politici abbiano.... E dal suo coraggio, mi sembra doveroso scrivere qualcosa:

Il sionismo è morto

Non sto né provocando, né scherzando. Il sionismo è morto già da anni, così come lo è stato per il nazismo in Germania. Dai, quanto può durare una forma di dittatura che compie tali crimini e tali mostruosità e che viene condannata da persone comuni e da tribunali internazionali? Qualche anno, non di più, non cent'anni. E allora perchè israele è ancora qui che occupa la Palestina e compie crimini mostruosi contro l'umanità?
Forse, perchè c'è chi lo alimenta e continua a farlo rivivere e sopravvivere. Non mi riferisco agli USA, che sono l'altra faccia di israele; mi riferisco a quelli per i quali l'occupazione e le mostruosità sono profitto.
Facciamo un attimo un paio di conti in shekel: quanti sono i lavoratori nell'Autorità Nazionale Palestinese? E che contratto hanno?
Quanti sono i palestinesi che lavorano, ma non dentro all'ANP e che contratto hanno?
Inizio col rispondere alla seconda domanda perchè sono i palestinesi poveri che non lavorano nell'ANP e che non lavorano nei territori del '48 e per questo non sono tutelati da nessun sindacato, non hanno diritti e soprattutto lavorano per 10/12 ore al giorno con una retribuzione di 7/10 shekel all'ora (pari a 2 o 2,50 euro) e si pagano viaggio per spostarsi e nessuna assicurazione medica. I primi, invece, quelli che lavorano per l'ANP e nei territori del '48, sono tutelati dal sindacato dei lavoratori, hanno un'assicurazione medica, contratto con diritti del lavoratore (non apro qui il discorso di com'è) e a seconda del lavoro viaggio interamente/parzialmente pagato. Io capisco Abu Mazen che vuole a tutti i costi lo Stato di Palestina, cazzo...quel muro gli fa comodo...eh si perchè israele non da mica il permesso a tutti di andare a lavorare nei territori del'48..così che stiano di qui..dal muro a lavorare per 7 shekel all'ora e senza diritti questi poveracci di palestinesi. E mica lo vuole solo Abu Mazen lo Stato di Palestina.... anche chi lavora nell'ANP lo vuole perchè per loro si sta traducendo in soldoni, possibilità di muoversi all'estero, di mandare i propri figli a studiare all'estero e di non avere troppi problemi con israele. In fondo, si collabora e grazie per continuare ad occupare e grazie, soprattutto, per il muro. Non si può nemmeno boicottare economicamente israele..perchè il singolo cittadino può scegliere di non comperare un prodotto, ma chi fa entrare tutti e SOLO prodotti israeliani in Palestina? Ma l'ANP naturalmente. Quindi, israele boicotta i prodotti palestinesi (che non si trovano aldilà del muro) ma la Palestina non boicotta i prodotti israeliani. Tutto legalizzato... non proprio. Pensateci bene.. qui non c'è nulla di legalizzato:
israele è illegale – il muro è illegale – gli insediamenti sono illegali – lo stato di Palestina è illegale – abu mazen è illegale – i servizi segreti palestinesi che collaborano con quelli americani sono illegali – l'ucoi è illegale – i mukabarak sono illegali – i metodi di arresto sono illegali – i metodi di detenzione sono illegali – metodologia e tipo di armi sono illegali – la non divisione fra potere economico/amministrativo/esecutivo è illegale. In una parola sola (che è stata poi portata in Italia): MAFIA.
Eppure sembra impossibile che sia tutto organizzato da israele e l'ANP per loro, solo per loro. Infatti non sono solo loro.
Ditemi, com'è possibile che con tutti i Paesi del Golfo non ce ne sia uno che venga qui al confine con le armi a liberare la Palestina? Non uno. Ok, sarebbe un suicidio per centinaia di persone, ma se arrivano in migliaia....non vengono ammazzati a migliaia....
E ancora: com'è possibile che con tutte le organizzazioni umanitarie che ci sono qui e sono venute qui da vent'anni, com'è possibile che la situazione sia addirittura peggiorata?
E' possibile tutto questo, ed è tutto ben organizzato. Fa felici tanti individui di quelli citati. Sapete come hanno fatto ad organizzare questa maglia che fa vivere il mostro e toglie ogni possibilità di terza intifada?
Per “shebab” si intendono ragazzi/uomini dai 16 ai 30 anni (più o meno). Ecco, in questo momento su tre shebab, due sono spie; uno per israele e l'altro per l'anp.
Il soldato che ti sta difronte e spara è una conseguenza, uno sul quale cacare la tua rabbia perchè vivi con amici e parenti che ti hanno venduto per 500 shekel.
Come si vive sapendo che tuo figlio o tuo fratello o il tuo migliore amico è una spia che lavora per il nemico e ti ha venduto? E che la maggior parte delle persone che hai intorno è così?
Si vive in prigione, o feriti perchè ti hanno sparato, se sei fortunato; sennò sei martire.

La Palestina vive sotto 3 occupazioni: quella del mostro di israele, quella del mostro dell'anp e quella del mostro economico creato dai primi due mostri. Le organizzazioni umanitarie ci sguazzano, talune lavorano con israele altre con l'ANP. In fondo, questo rapporto di lavoro correlato all'esistenza del muro non l'hanno creato gli svizzeri o i turchi, e non è israele che decide di pagare 7 shekel a Nablus uno che si spacca la schiena senza alcun diritto.
Oggi ho ricevuto una telefonata da un amico in prigione. Ho capito che sta male, non mangia, non li fanno dormire di notte, etc. etc... Porca miseria e sto qui a vedere su facebook le foto di spie davanti al muro con la spettacolarizzazione dei gas lacrimogeni, e quanti... “mi piace”.
Fa cool.
Continuerò a scrivere e lavorare per la verità, per i diritti umani, per la Giustizia e per l'identità palestinese che non è kheffia e falafel.


Allego all'articolo la foto di Ali Suleiman, condannato all'ergastolo che ha abbracciato suo figlio nella prigione israeliana nel momento della foto perchè preso anch'esso dai nazisti.

martedì 18 novembre 2014

REAZIONE, CONSEGUENZA, TERZA INTIFADA



Ieri mattina, vero le 6,30, ho iniziato a pubblicare le notizie su facebook di ciò che era accaduto qui. Due Palestinesi sono entrati in una sinagoga a Gerusalemme armati di ascia e pistola e hanno ucciso 5 israeliani e feriti altri 13.Ghssan Abu Mohammed di 27 e Udai Abu Abdul di 22 anni sono del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e non hanno precedenti problemi con la polizia israeliana. All'inizio ho pensato alla solita messa in scena sionista perchè non mi spiegavo come avessero fatto ad entrare in una sinagoga armati...... Poi, con la rivendicazione e i dettagli è arrivata la conferma. Un'azione organizzata, sono entrati indossando divise da poliziotti israeliani e hanno compiuto l'azione.
Ai miei occhi di testimone delle quotidiane violenze israeliane qui in Palestina, è un'ovvia reazione. Se a voi, che siete in Italia, facessero per un solo giorno quello che israele fa ai Palestinesi da quasi cent'anni tutti i giorni; reagireste al secondo giorno. Non c'è polizia che difende i Palestinesi, nessun tribunale, nessuna legge, nessun “Paese amico”. I Palestinesi hanno solo i Palestinesi che si difendono.
Sono in casa a Nablus e, mentre sto pubblicando cosa accade a Gerusalemme, arriva la notizia che i coloni israeliani dell'insediamento illegale di Yhitzar a Nablus stanno attaccando la zona di Howwara e che i soldati hanno chiuso il checkpoint. Qualcuno ha sparato ad una jeep israeliana vicino ad Yhizar e i coloni attaccano le auto e le case dei Palestinesi al grido di “morte agli arabi”. Poco dopo viene chiuso anche l'altro checkpoint di Nablus, siamo chiusi dentro. La mia collega è a Gerusalemme e rimane chiusa dentro anche lei.....

Gerusalemme...sapete una cosa? Una settimana fa sono andata in autobus a Betlemme. Ad un certo punto prima di arrivare a Betlemme, l'autobus si ferma su una collina e sulla destra c'è una bellissima vista della Palestina. Nell'autobus scende il silenzio, ma io non capivo cosa attirasse così tanto l'attenzione. Poi, un amico mi ha indicato un punto preciso di quella panoramica....Ho visto un puntino dorato, lontano.... Era la moschea di Al Aqsa, ma soprattutto era Gerusalemme, che potevamo vedere solo da lì. Ho appoggiato la mano sul finestrino, avrei voluto toccarla con le mie dita, invece non possiamo nemmeno metterci un piede e fare un passo.

I coloni di Yhizar continuano a far danno ad Howwara e attaccano le scuole piene di bambini di Burin e Urif, ho il feeling che durante la notte potrebbe esserci un'escalation, ho la connessione internet che va e viene e penso ai miei fratelli nel villaggio di Assira Al Qabilja che sono confinanti ad Yhitzar; così esco e faccio anche un paio di telefonate per sapere quando apriranno per un attimo il checkpoint.
Ok,è aperto, vado ad Assira, non sarò sola e se arrivano coloni e soldati posso essere utile con la videocamera e la mia faccia da culo da internazionale.
Nei villaggi viene diramato un comunicato di prevenzione alle violenze dei coloni, soprattutto per i bambini. Tutti gli shebab sono da vedette nel villaggio e tutte le luci delle strade sono accese. Ho un dejavù al mese di luglio, durante il ramadan, quando sparirono i 3 coloni israeliani e a Gerusalemme gli israeliani bruciarono vivo il piccolo Mohammed.
I coloni di Yhitzar sono in giro ad Howara e a Burin ad attaccare le case, protetti dai soldati nazisti israeliani. Sento qualche sparo nelle vicinanze, i cani liberi nel villaggio hanno abbaiato per tutta la notte. Ma qualche ora riusciamo a dormire. Questa mattina al risveglio con il caffè arabo arriva la rivendicazione dell'azione a Nablus, è di Hamas. Molti di voi continuano a chiedermi se è la terza intifada o solo una risposta della Resistenza.
Sinceramente nessuno qui lo sa. Si vedrà nelle prossime ore, ma ci sono due aspetti da curare per capire se è la terza intifada: 1) se rimane solo quest'azione e non ne seguono altre è ovviamente solo una conseguenza/reazione; 2) fino a quando c'è la presenza dell'ANP non scoppia la terza intifada e stanno facendo di tutto per non farla scoppiare (ad una terza intifada Abu Mazen verrebbe fatto subito fuori).
So che i media italiani servi di israele vi stanno raccontando una realtà completamente distorta, si sono dimenticati dei loro nonni morti con la Resistenza per liberarli dal nazismo. I Palestinesi non hanno scelta, non possono continuare a vedere i loro bambini rapiti, i mariti ammazzati o rapiti e torturati, le donne maltrattate, le case rubate e demolite.
Mentre scrivo davanti a me c'è una donna che beve il caffè e guarda fuori dalla finestra la collina di Yhitzar e sospira. Da due settimane hanno piantato un nuovo avanposto militare su quella collina e lì dove l'hanno messo era il terreno di questa donna. Mi dice “guarda, lì ci piantavo le cipolle e le patate, ci vivevo con quelle ed erano buone perchè lì la terra è buona, è pulita, non ha pietre. A noi c'hanno lasciato solo le pietre”.




lunedì 17 novembre 2014

TORTURE

Ogni giorno in Palestina vengono rapiti bambini, donne e uomini da israele e rinchiusi nelle prigioni israeliane. La media è di 12 persone al giorno. Alcuni rimangono in mano ai nazisti per mesi, anni, altri solo per giorni. Sapete come ne escono? Come esce un bambino da una prigione israeliana? Cosa accade lì dentro? Questa è solo una parte dell'intervista che ho fatto al presidente del TRC (centro di riabilitazione e trattamento per vittime di torture) di Ramallah.

lunedì 10 novembre 2014

ABDULLAH E' LIBERO!!!

Abbiamo vinto tutti, hanno vinto di diritti umani. Abdullah Abdul Alin è stato liberato ieri. E' stata una grande emozione che traspare dal primo video. Il secondo video, invece, è realizzato oggi. Abdullah ha voluto ringraziare tutti quelli che hanno lavorato per la sua liberazione e che facessero sì che anche lui passasse mesi in prigione come altri palestinesi, pur essendo innocente.



giovedì 6 novembre 2014

RAPITO ABDULLAH ABDUL ALIN


Abdullah Abdul Alin, marito di Hakima Motlaq Hassan, è stato rapito 3 giorni fa dalla polizia palestinese in vesti dell'Ucoi. Li avete conosciuti entrambi quando sono venuti in Italia per presentare SHOOT e parlarvi della Palestina e dei diritti umani. Abdullah è accusato di aver pubblicato su facebook critiche contro Abu Mazen e di far parte del PFLP. Entrambe le accuse non sono leggi in Palestina, per questo motivo parlo di "rapimento". Ecco in video la mia testimonianza di ciò che è accaduto da quel momento ad oggi, che doveva esserci il rilascio di Abdullah.

lunedì 3 novembre 2014

YOUNES...AGGIORNAMENTO


Sabato ho fatto visita a Younes presso la clinica Aburaya di Ramallah. E' stato un piacere rivederlo perchè l'ho trovato molto bene. Younes questa volta parlava, rideva, scherzava con noi. Assieme a Younes c'è suo fratello Ibrahim, sempre. Ibrahim rimane lì in clinica con lui ed entrambi tornano ad Azzoun per due giorni la settimana. Abbiamo portato una t-shirt a Younes per non portargli solo i soldi delle donazioni (ci sembrava un pò freddina lo cosa). Gli abbiamo preso una t-shirt con stampata la Palestina. Lui, ha tutto il diritto di portarla quella t-shirt.
Non sappiamo quanto tempo resterà in clinica, ma non sarà breve. Ci auguriamo che ne esca in modo diverso, nel modo che molti di noi vorrebbero e che lui vorrebbe. Camminando.
Discorso donazioni.
- internet è pagato per due mesi
- ho consegnato a Younes 1250 shekel pari a 312 euro (più o meno).
- ho trattenuto 100 shekel per le spese di prelievo dal mio conto (mi spiace, non l'avevo fatto prima, ma questa volta non potevo non farlo)
- ho speso 50 shekel per la t-shirt

Ora chiedo a voi tutti di continuare a supportare Younes direttamente, anche perchè purtroppo questi soldi non bastano per tutto ciò che gli serve (scuola, trasporto, vestiti, smartphone).  Lo potete trovare qui su facebook anche se si collega poco. Ve lo chiedo perchè non mi va che le donazioni continuino a passare da me perchè nel momento in cui io non sarò più qui..per Younes si interromperebbe tutto. Quindi, sostenete Younes direttamente e fino a quando sarò qui sarò a disposizione per ogni info su di lui.
Vi ringrazio tutti.

domenica 2 novembre 2014

SCRIVERE LA STORIA



Per qualche settimana in Palestina c'è la biennale di cultura. Pochissimi gli eventi e 3 festival cancellati dall'ANP, quindi meglio approfittare di quello che c'è.
Oggi sono stata al museo di Abu Dis dedicato ai prigionieri politici Palestinesi. Il museo è situato accanto al muro dell'apartheid israeliano.
All'interno nomi, foto e manufatti dei prigionieri politici Palestinesi. La loro sofferenza espressa in quadri, foto, manufatti.
C'è una parete dedicata ai martiri morti nelle prigioni israeliane dal 1967 ad oggi. Ci sono i loro volti e mi ha colpito che nella parete non ci si quasi più spazio vuoto e che sia stata aggiornata con 4 visi il mese scorso.
Dopo aver visitato il museo, c'era una piccola conferenza che ha espresso qualcosa di veramente grande: da anni, persone legate alla Birzeit University, hanno costruito un ARCHIVIO. No, dico, vi rendete conto dell'importanza di questa cosa?
Israele cerca di cancellare la Palestina e il suo Popolo, questi Palestinesi raccogliendo carte d'identità, foto, materiale audio-video, mappe....fanno esistere la Palestina.
Il Prof. Roger racconta che quando hanno iniziato andavano casa per casa a chiedere documenti o qualsiasi cosa e la gente non si fidava e avevano raccolto pochissimo. Ora, negli ultimi 3 anni, sono le persone che si recano da loro portandogli documenti, talvolta importantissimi.
L'archivio è stato distrutto la prima volta nel 2002, durante la seconda intifada israele l'ha bombardato. Da qui la paura e la premura di preservare tutto in altro modo. Oggi possono farlo, in modo digitale. E' quasi tutto on line a disposizione di tutti.
Il Prof. Roger dice, altresì, che i soldati israeliani sono andati nell'archivio già 5 volte dicendogli “voi non potete farlo”. Birzeit University sta Resistendo, nonostante i rapimenti di molti studenti e insegnati.
Questa per me è una forma di Resistenza che va supportata. Questo è il sito/archivio www.awraq.birzeit.edu


Il Prof Roger oggi ha detto “la storia non esiste fino a quando qualcuno non la scrive”.

venerdì 31 ottobre 2014

PALESTINA: BRUTTA SCOPERTA



Non lascio mai i lavori a metà. Nel film SHOOT avevo parlato di un progetto finanziato da USAID per portare l'acqua ai Palestinesi dopo che israele si era preso i loro pozzi.
Dopo due anni di lavori, il 25 agosto alla presenza di USAID, varie autorità con 40 auto e bambini che tagliano il nastro...si è inaugurato il progetto.
L'enorme costo delle taniche d'acqua per le famiglie di alcuni villaggi sembrava fermato per avere finalmente l'acqua dal rubinetto.
Ieri, sono andata nella sede municipale del villaggio di Assira Al Qabilja, Nablus, per incontrare il Sindaco e farci dire se sono felici e se potevo dare la bella notizia.
Ma ho fatto due brutte scoperte che non vi scrivo perchè le sentirete direttamente dalle bocche delgi interessati nel video.
Mi spiace, ma è inutile gridare “Palestina libera” se non c'è più la Palestina.

Per capire cosa sta succedendo qui, per capire perchè i coloni hanno preso le case a Silwan, perchè vogliono prendere la Moschea di Al Aqsa e tanto altro..pubblico questo video.

mercoledì 29 ottobre 2014

RESISTENZA PALESTINESE: AJA



La foto che allego all'articolo è stra famosa, ma non so quanti conoscono la storia di questa foto...cos'era successo, chi è quella Donna..
Oggi sono andata da lei, a Salem, Nablus. La chiamano “Aja”, qui in Palestina viene usato per le donne vecchie o per le donne che sono state alla Mecca. Questa Aja ha 67 anni e alla Mecca c'è stata 3 volte. Quindi è Aja a tutti gli effetti.
Quando arriviamo ci mostra la foto che lei ha incorniciato, poi, per parlarci ci porta in mezzo agli ulivi, lì sul quel terreno dove è successo tutto.
Sono passati 7 anni da quel giorno. Aja ha sentito la motosega in mezzo agli ulivi e ha capito. Salem (che significa “pace”) è un villaggio che confina con l'insediamento illegale di Elon Moreh ed è blindato dal checkpoint di Beit Furik (ve lo ricorderete in un qualche mio video di scontri e dove ci sono stati parecchi shebab uccisi dai soldati israeliani).
Quindi la Aja ha capito che lì c'erano i coloni di Elon Moreh che gli stavano tagliando gli ulivi. E' arrivata con suo figlio correndo, piangendo ed urlando “Allah Akbar”. I coloni sono scappati e a circondare il terreno sono rimasti i soldati israeliani, che non facevano un cazzo, né per fermare i coloni né dopo.
Aja, quando ha visto gli ulivi con i rami tagliati lo ha abbracciato. Mi ha spiegato che gli ulivi sono la vita, sono la Palestina. Perchè loro lo piantano piccolino e lo accudiscono anno dopo anno e cresce piano piano..e quando diventano grandi, questi alberi ricambiano chi li ha allevati dando le olive. Potete immaginare cosa voglia dire, quindi, tagliare o bruciare gli ulivi. Da quella foto famosa capisco che Aja ha una relazione molto forte con la terra e con la natura. Lei semplicemente mi risponde “io sono gli ulivi, io sono la terra”.
La seconda volta che i coloni si presentano sul terreno di Aja gli bruciano gli ulivi.
Ed ecco che arriviamo alla terza volta...quella “inedita”.
Aja vede i coloni e i soldati in mezzo agli ulivi. Si avvicina, i soldati non si muovono e non si muove nemmeno un colono israeliano. Aja arriva lì vicino, senza dire una parola, e prende il colono per la barba (aveva di quelle barbe lunghe tipiche dei coloni). Aja inizia tirare con tutte e due le mani fino a quando lo tira per terra, poi gli mette un piede sulla testa per tenerlo fermo. Prende una pietra e tenendola con la mano la mostra agli altri coloni e ai soldati. Gli israeliani indietreggiano e Aja lascia andare il colono.
Ride quando ci racconta la storia, ha così tanta energia che sebbene sia seduta faccio fatica a riprenderla perchè si anima... Gli diciamo “non hai paura dei soldati e dei coloni, vero?”

Lei mi risponde “chi onora la terra non ha paura”.